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11-03-2019

TRADIMENTO E CRISI MATRIMONIALE

Con l'ordinanza n.1715 del 23 gennaio 2019 la Corte di Cassazione ha confermato che "la crisi irrimediabilmente in atto rende irrilevante la successiva violazione dell'obbligo di fedeltà coniugale ai fini della dichiarazione di addebito della separazione."

 

Nella fattispecie, in sede di separazione personale dei coniugi, il Tribunale disponeva l'affidamento esclusivo del figlio della coppia alla moglie, ponendo a carico del marito un assegno mensile per il mantenimento sia della moglie che del figlio respingendo però la domanda di addebito nei confronti della moglie per violazione del dovere di fedeltà coniugale.

Il marito impugnava la predetta pronuncia e la Corte d'appello ha riformato la sentenza di primo grado limitatamente all'affidamento esclusivo del minore ritenendo che i rapporti conflittuali tra coniugi non erano ostativi alla condivisione dell'affidamento ritenendo poi  inesistente il nesso causale tra la separazione e la relazione extraconiugale della moglie intercorsa dopo che i coniugi erano irriversibilmente in crisi.

 

Il marito presenta ricorso in Cassazione ritenendo che la mancata ammissione della prova testimoniale dedotta in primo grado avrebbe dimostrato la vera causa della crisi con la moglie e, conseguentemente, l'addebito alla stessa; contesta, altresì, che la rilevanza probatoria attribuita alle dichiarazioni da lui rese ai Servizi sociali, dalle quali è emerso  una precedente grave crisi del rapporto intercorsa nel 2007 che aveva portato i coniugi a pensare di separarsi decidendo poi di continuare la convivenza.  

 

Con controricorso incidentale la moglie deduce l'errata scelta di affidare congiuntamente il figlio ad entrambi i  genitori poichè lo stesso aveva omesso di corrispondere il contributo di mantenimento del figlio oltre che aver esercitato in maniera discontinua ed inadeguata il suo diritto di visita.

 

La Suprema Corte, per quanto attiene la richiesta di prova testimoniale ribadisce che non è stata ammessa dal giudice di secondo grado poichè non era stata riproposta all'udienza di precisazione delle conclusioni e ritenuta  irrilevante perchè volta a provare una relazione extra coniugale della moglie precedente alla rottura del rapporto.

Sarebbe stata necessaria una prova volta a smentire le dichiarazioni del marito circa la crisi intercorsa nel 2007.

A tal proposito la Suprema Corte ha ritenuto che la crisi coniugale era dovuta ad un'incompatibilità caratteriale dei coniugi.

 

In ordine poi all'affidamento del minore, la Corte ha ritenuto che il mancato rispetto da parte del marito degli obblighi posti a suo carico non sono da considerare rilevanti ai fini della modifica del regime di affidamento nell'interesse del minore.

Infatti, "l'affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo se la sua applicazione risulta pregiudizievole per l'interesse del minore."

Secondo un orientamento giurisprudenziale oramai consolidato, l'affidamento condiviso dei minori ad entrambi i genitori rappresenta il regime ordinario di affidamento che non è impedito dall'esistenza di conflittualità coniugale.

 

Alla luce delle considerazioni svolte, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi.