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18-05-2018

RISTRUTTURAZIONE O NUOVA COSTRUZIONE?

La Suprema Corte, con la sentenza n. 16268 del 30 giugni 2017, ha così statuito: "Ai fini  del computo delle distanze legali dagli altri edifici, rientrano nella nozione di "nuova costruzione" anche gli interventi di ristrutturazione che rendano l'opera realizzata nel suo complesso oggettivamente diversa da quella preesistente".

 

 

Nella fattispecie in esame un soggetto aveva agito in giudizio nei confronti dei propri vicini di casa, al fine di veder accertata l'illegittimità delle finestre realizzate dagli stessi in occasione della risturtturazione del proprio immobile, per violazione delle distanze legali, con conseguente condanna dei vicini ad arretrare la costruzione e, comumque, a ripristinare lo stato dei luoghi.

 

I vicini di casa eccepivano che  la costruzione risaliva al periodo precedente l'entrata in vigore del D.M. n.1444 del 1968 e che non doveva applicarsi l'art. 873 c.c. (distanze nelle costruzioni) bensì l'art. 905 c.c. (distanza per l'apertura di vedute dirette e balconi), il quale prevede la distanza di un metro e mezzo tra il fondo del vicino e il muro dove viene aperta la finestra.

 

Il Tribunale di Brescia aveva rigettato la domanda proposta dall'attore e la sentenza era stata confermata dalla Corte d'appello della stessa città.

 

L'attore, ritenendo la decisione ingiusta, si rivolgeva alla Corte di Cassazione per ottenere l'annullamento della sentenza di secondo grado.

 

Infatti, secondo il ricorrente, i vicini di casa, nel risturtturare il proprio immobile, avevano, in realtà radicalmente trasformato la sagoma dell'edificio, modificandone anche la volumetria, in modo tale da "incidere sulle distanze tra gli edifiici esistenti."

Pertanto, l'intervento realizzato non poteva essere considerato una semplice ristrutturazione, ma avrebbe dovuto essere qualificato come "nuova costruzione".

Per tale motivo dovevano rispettarsi le distanze previste dal D.M. n.14444 del 1968, per l'apertura delle vedute (il cui art. 9 prevede una distanza minima di dicei metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti).

 

La Corte di Cassazione riteneva in effetti, di dover dar ragione al ricorrente, accogliendo il relativo ricorso, in quanto fondato.

 

Evidenziava la Cassazione, in proposito, che "rientrano nella nozione di nuova costruzione (...) per il computo delle distanze legali dagli altri edifici, non solo l'edificazione di un manufatto su un'area libera, ma anche gli interventi di ristrutturazione che, in ragione dell'entità delle modifiche apportate al volume ed alla collocazione del fabbricato, rendano l'opera realizzata nel suo complesso oggettivamente diversa da quella preesistente."

 

La Corte di Cassazione accoglieva così il ricorso proposto dal ricorrente, annullando la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte d'appello, affinchè la medesima decidesse nuovamente sulla questione, in base ai principi sopra enunciati.