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14-11-2019

RAMI DELL'ALBERO CHE PROTENDONO SUL FONDO DEL VICINO: DIRITTO DI SERVITU'?

Con ordinanza n.21694 del 15 gennaio 2019, la Corte di Cassazione ha statuito che: "se la pianta ha fatto protendere i propri rami per molti anni sul fondo del vicino, quest'ultimo conserva il diritto di chiederne la potatura in ogni tempo ai sensi dell'art. 896 c.c.".

 

Il caso sottoposto all'esame della Suprema Corte riguardava due vicini di casa, dei quali uno proprietario di un albero piantato da oltre sessant'anni e con rami sporgenti sul fondo confinante, dei quali nessuno aveva mai provveduto a chiedere la potatura.

 

Il proprietario dell'albero sosteneva che i rami erano sporti in maniera continua ed ininterrotta per anni, gravando sul fondo del vicino senza che lo stesso avesse manifestato la sua intolleranza a tale fatto e, che pertanto, era intervenuta, a suo favore, l'usucapione del diritto di far protendere i rami della propria pianta sul fondo del vicino.

 

I Giudici della Suprema Corte hanno negato l'intervenuta usucapione a favore del proprietario dell'albero poichè l'art. 896 c.c. riconosce espressamente in capo al proprietario del fondo sul quale i rami protendono la facoltà di chiedere il taglio degli stessi in qualsiasi momento.

 

Tale "diritto di recisione" viene ritenuto imprescrittibile dalla dottrina, salvo la costituzione di una vera e propria servitù ordinaria.

Pertanto, la potatura può essere richiesta "In ogni tempo" estendosi dunque ben oltre il periodo ventennale utile ai fini dell'usucapione, decorso il quale si sarebbe potuto creare, per usucapione, il diritto di servitù consistente nella possibilità di mantenere i rami dell'albero protesi sul fondo del vicino.

 

Il diritto alla potatura non può, inoltre, essere condizionato e sacrificato dalle norme che tutelano il paesaggio, poichè esiste tra i due sistemi normativi un rapporto di specialità, atteso che le norme del codice civile sono indirizzate alla tutela della proprietà, mentre quelle pubblicistiche sono volte alla salvaguardia del paesaggio.

 

Alla luce delle considerazioni svolte, i Giudici della Suprema Corte hanno affermato che il proprietario dell'abero non ha acquistato a titolo di usucapione il diritto di far prolungare i rami della pianta sul fondo del vicino e di conseguenza, il proprietario del fondo confinante è legittimato a domandare la potatura dei rami in qualsiasi momento senza alcuna limitazione.