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17-10-2019

LESO IL DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DEL PAZIENTE SE NON INFORMATO ADEGUATAMENTE

Con sentenza del 19 settembre 2019 n.23328 la Corte di Cassazione ha affermato che "la sottoscrizione da parte del paziente di un modulo generico non integra un consenso validamente espresso."

 

Nel caso preso in esame, una donna citava in giudizio il medico che l'aveva operata al fine di ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale patito a seguito degli interventi chirurgici effettuati dal medico medesimo.

Il convenuto aveva descritto l'intervento poco impegnativo; invece, alla prima operazione ne era seguita una seconda ed una terza senza il previo consenso della paziente.

 

A causa dei dolori lancinanti, la donna si rivolgeva ad un altro sanitario che la sottoponeva al quarto intervento senza riuscire ad ovviare ai danni cagionati dalle precedenti operazioni.

La stessa lamentava danni alla persona per il dolore fisico e psichico patito per la rinuncia alla possibilità di avere rapporti sessuali da cui era dipesa, come conseguenza, la separazione dal marito.

 

Dopo un lungo iter processuale, la questione giunge in Cassazione ove si è precisato che non è sufficiente dimostrare che la condotta umana abbia cagionato l'evento di danno ma occorre acclarare che da quella specifica lesione siano derivate conseguenze pregiudizievoli.

Pertanto, l'accertamento riguarda due nessi causali: il nesso tra la condotta illecita e la lesione dell'interesse protetto, accertabile secondo il criterio della prepondenza dell'evidenza ("più probabile che non") e il nesso tra la lesione dell'interesse e il danno risarcibile, ossia il danno deve essere conseguenza immediata e diretta del fatto illecito.

 

Il trattamento sanitario è legittimo solo dall'espressione del consenso informato, in difetto del quale, l'intervento del medico è illecito.

Il consenso deve essere personale, specifico ed esplicito, reale ed effettivo, attuale e pienamente consapevole e completo, ossia "informato" dovendosi basare su "informazioni dettagliate fornite dal medico, implicando la piena conoscenza della natura dell'intervento medico e/o chirurgico, della sua portata ed estensione, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative".

 

Pertanto, il paziente ha diritto di ricevere un'informazione dettagliata ed adeguata sulle conseguenze dell'intervento medico a cui si sottopone e la sottoscrizione di un modulo generico è inidonea a costituire validamente il consenso in quanto non è possibile desumere con certezza che il paziente abbia ottenuto in modo esaustivo le suddette informazioni.

 

La violazione dell'obbligo informativo può determinare sia un danno alla salute che una lesione del principio di autodeterminazione.

Il "danno alla salute" sussiste quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all'intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; mentre il "danno da lesione del principio di autodeterminazione" sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale, diverso dalla lesione del diritto alla salute. Le suddette voci di danno sono indipendenti tra loro.

 

Pertanto, l'onere della prova che, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all'intervento e di subirne le conseguenze invalidanti, grava sul paziente che lamenti un danno alla salute mentre l'onere della prova di aver ottenuto il consenso grava sul medico nel caso in cui il paziente lamenti la lesione del diritto all'autodeterminazione.

 

La responsabilità del sanitario per violazione dell'obbligo di acquisire il consenso informato discende dal solo fatto della sua condotta omissiva. Rileva che a causa del deficit di informazione, il paziente non sia stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni.

 

 

Nel caso in esame non grava sulla paziente l'onere di dimostrare che, se fosse stata correttamente edotta sulla situazione clinica, non avrebbe acconsentito all'intervento ma spettava al medico  l'obbligo di informare la stessa circa i possibili accertamenti diagnostici utili o necessari in quella determinata situazione nonchè rischi e vantaggi a ciascuno connessi.