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13-06-2016

INEFFICACE LA DIFFIDA AD ADEMPIERE PROPOSTA DAL DIFFIDANTE INADEMPIENTE

Dalla diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.) rimasta infruttuosa non scaturisce la risoluzione del contratto quando anche il diffidante sia inadempiente, perché per il principio "inadimplenti non est adimplendum", sancito dall'art. 1460 c.c., l'inadempimento del diffidante priva di rilevanza giuridica quello del diffidato.

 

E’ quanto sancito dalla Suprema Corte (Cassazione Civile, sez. II, sentenza 22/04/2015 n° 8261) facendo riferimento a conformi precedenti giurisprudenziali (Cass. civ., Sez. 2, Sent. 4 maggio 1994, n. 4275, nonchè Cass. n.ri 1953/1989 e 4223/1989) che ha deciso una fattispecie in cui l'attore esponeva di avere, con contratto, commissionato al convenuto opere di falegnameria per il pattuito corrispettivo di L. 11 milioni, interamente pagato e deduceva che - nonostante diffida - il convenuto non aveva completato le opere pattuite comunque eseguite solo in parte e non a regola d'arte.

 

L’attore chiedeva pertanto la risoluzione del contratto de quo per inadempimento, con condanna del convenuto alla restituzione del prezzo, oltre interessi, nonché al risarcimento del danno.

 

Costituitosi in giudizio il convenuto eccepiva che i vizi denunciati non erano stati tempestivamente denunciati con conseguente decadenza dell'azione intrapresa dall'attore, che comunque l’attore gli doveva ancora Euro duemila per i lavori pattuiti e non completamente pagati, nonché Euro 3.450,00 per effettuati lavori extra contratto chiedendo il rigetto della domanda attorea e  la condanna dell'attore al pagamento in proprio favore della somma di Euro 5.450,00.