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23-01-2019

ILLECITO AMMINISTRATIVO CONTESTATO ALLA SOCIETA' S.N.C.

Con l'ordinanza n. 30766 del 28 novembre 2018, la Sezione II della Corte di Cassazione ha precisato che quando la violazione amministrativa è ricondubile ad una società, dotata o meno di personalità giuridica, la sanzione va irrogata alla persona fisica autrice del fatto, rimanendo salva l'eventuale responsabilità solidale della società medesima.

 

Nel caso in esame il giudice di primo grado ha accolto l'opposizione presentata dai soci di una s.n.c. contro le ordinanze ingiunzioni emesse dal Comune nei confronti di ciascuno di essi in relazione all'installazione di materiale pubblicitario visibile dalla pubblica via, senza alcuna preventiva autorizzazione.

L'ente territoriale presentava appello ove il giudice ha  rilevato che la responsabilità dei soci era di tipo omissivo colposo per non aver vigilato sulla legittima installazione dei mezzi pubblicitari e non si poteva ipotizzare un concorso di persone nella consumazione dell'illecito amministrativo.

Per tali motivi, il giudice di appello ha ritenuto che fosse stata commessa un'unica violazione della quale erano responsabili, in via solidale, tutti i soci.

Pertanto, l'intercorso pagamento della sanzione amministrativa da parte di uno dei soci aveva estinto l'unica sanzione che il Comune poteva richiedere con conseguente effetto liberatorio per la società e per gli altri soci obbligati in solido.

 

L'ente territoriale ha proposto così ricorso per cassazione, contestando la violazione e/o l'errata applicazione degli artt. 3, 5 e 6 dela Legge 24 novembre 1981 n.689 in relazione a quanto disposto dal regolamento comunale nonchè dell'art. 6 del D.Lgs 15 novembre 1993 n.507, eccependo che la sanzione amministrativa era stata correttamente irrogata nei confronti di ciascun socio in quanto concorrente nella consumazione dell'illecito amministrativo in quanto i soci, che svolgevano l'attività di amministratore, erano più di uno e pertanto ognuno di loro doveva rispondere della condotta per omessa vigilanza.

 

I Giudici di legittimità nell'esame della fattispecie hanno ritenuto applicale l'art 6, comma 3 della Legge n.689/1981 in forza del quale "se la violazione è commessa dal rappresentante o dal dipendente di una persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o, comunque, di un imprenditore, nell'esercizio delle proprie  funzioni o incombenze, la persona giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma dovuta."

 

I soci di una società di persone non possono essere assoggettate a sanzioni solamente in base a tale qualità poichè la pena pecuniaria va irrogata a carico della persona fisica autrice del fatto con l'eventuale responsabillità solidale della società, così come prescritto dall'art. 6 della Legge 689/1981.

Di conseguenza, i soci amministratori di società di persone non possono essere automaticamente ritenuti responsabili dell'illecito amministrativo idealmente ascrivibile alla società, in quanto è necessario accertare se essi hanno tenuto una condotta attiva o omissiva che ha dato luogo all'infrazione sia pure soltanto sotto il profilo del concorso morale.

 

Alla luce delle considerazioni svolte, la Suprema Corte ha escluso che i singoli soci della s.n.c. potessero, per il solo fatto di ricoprire la funzione di amministratori, essere condannati al pagamento della sanzione amministrativa irrogata in conseguenza dell'affissione di materiale pubblicitario riguardante la società, in mancanza della preventiva autorizzazione.

 

A ciò si aggiungea il fatto che la pretesa avanzata dal Comune doveva ritenersi estinta a fronte del pagamento eseguito da uno dei soci amministratori.

 

Per tali motivi, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, ritenuto giuridicamente corrette le conclusioni cui era giunto il giudice di secondo grado.