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26-05-2016

IL NUOVO PIGNORAMENTO PRESSO TERZI

Con l’ultima novella dell’art. 545 c.p.c. introdotta dal D.L. n. 83/2015 è stato modificato il limite storico del “quinto” nel pignoramento di stipendi e pensioni con ciò ponendo fine ad un’incoerenza esistente nel codice di rito.
Infatti, se il pignoramento di pensioni e stipendi era assoggettato al limite del quinto nel caso di esecuzione promossa presso il datore di lavoro o l’INPS, detto limite non era previsto nel caso in cui stipendio o pensione fossero pignorati presso la banca ove erano versati: ciò che appariva assurdo e faceva sì che, nella pratica, il legale del creditore interpellasse l’anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate onde individuare il conto corrente su cui confluivano i ratei di pensione o gli stipendi al fine di pignorarli presso l’istituto di credito.
Con riferimento al pignoramento delle pensioni, l'art. 13 del d.l. n. 83/2015 ha introdotto un nuovo comma all'art. 545 c.p.c. prevedendo che “le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge”.
L'importo dell'assegno sociale è stato fissato dall'Inps per il 2015 nella misura pari a 448,52 euro per tredici mensilità per un totale di euro 5.830,76 euro annui.
Pertanto, per fare un esempio pratico: se una persona percepisce una pensione di 800 euro al mese, il limite impignorabile sarà pari 672,78 euro (pari all'assegno sociale di 448,52 euro aumentato della metà) cosicché, a poter essere pignorata, sarà soltanto la somma eccedente, ossia 127,22 euro, ma non per l'intero, bensì nei limiti del quinto, quindi euro 25,44.
Per quanto concerne stipendi e pensioni accreditati sul conto corrente bancario o postale intestato al debitore che, come s’è visto, prima della riforma di cui al d.l. n. 83/2015, potevano essere pignorati integralmente,  con l'ulteriore nuovo comma di cui all'art. 545 c.p.c., vengono introdotti viceversa nuovi limiti al minimo vitale impignorabile e viene introdotta una fondamentale distinzione:
- se le somme sono state accreditate in data anteriore al pignoramento, possono essere pignorate per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale;
- se invece l'accredito è avvenuto alla stessa data del pignoramento o successiva, le somme possono essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma dell'art. 545 c.p.c. nonché dalle speciali disposizioni di legge, derogando così al principio secondo cui il limite del quinto valeva soltanto quando il terzo pignorato era il datore di lavoro o l'ente previdenziale.
 Pertanto, per fare un esempio pratico: per pensioni e stipendi accreditati sul conto corrente bancario o postale del debitore prima del pignoramento, se l'importo è pari a 1.400 euro, l'importo non pignorabile sarà pari a 1345,56 (448,52x3) e dunque la base pignorabile sarà pari a 54,44 euro (interamente pignorabile).
Per pensioni e stipendi accreditati sul conto corrente bancario o postale del debitore alla data o dopo il pignoramento, se l'importo è pari ad euro 1.400, l'importo non pignorabile sarà pari ad euro 672,78 (corrispondente all'assegno sociale aumentato della metà) e la base pignorabile sarà pari a 727,22 (nei limiti del quinto, ossia ad euro 145,44).
Le nuove norme trovano attuazione immediata anche per i procedimenti già pendenti alla data dell'entrata in vigore del decreto ossia dal 27 giugno del 2015.