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10-07-2018

BIMBA CADE DURANTE LA RICREAZIONE: IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE E' RESPONSABILE?

Con sentenza n. 22800 del 29.09.2017 la Suprema Corte ha statuito che: "se la caduta dell'alunno all'interno dell'istituto scolastico si verifica in modo del tutto improvviso e repentino non può essere addebitata all'insegnante alcuna omissione di intervento".

 

Nella fattispecie, due genitori avevano agito in giudizio nei confronti del Ministero dell'Istruzione al fine di ottenerne la condanna al risarcimento dei danni subiti dalla figlia minore, la quale, durante la ricreazione, si era ferita urtando una ringhiera del cordolo in cemento della rampa per disabili.

Secondo i genitori, il Ministero avrebbe dovuto essere ritenuto responsabile ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c., atteso che il docente avrebbe dovuto adeguatamente vigilare gli alunni minorenni allo stesso affidati.

 

In primo grado, il Tribunale aveva rigettato la domanda dei genitori e, detta sentenza veniva confermata anche dalla Corte d'appello, la quale riteneva che il Ministero avesse dimostrato di aver apprestato le misure di sicurezza idonee ad ospitare nella scuola gli alunni e che fossero stati adeguatamente assolti i doveri di vigilanza da parte del docente cui la bimba era stata affidata.

 

Infatti, secondo la Corte d'appello la caduta della bimba "si era verificata in modo del tutto improvviso e repentino, sicchè alcuna omissione di intervento poteva addebitarsi all'insegnante presente."

Il Ministero non poteva ritenersi responsabile "per la presenza in cortile della rampa munita di ringhiera, sia in quanto la struttura era prevista per legge, sia in quanto il manufatto non presentava "evidenze morfologiche di pericolosità" per gli allievi, sia ancora in quanto non era risultato provato che la minore avesse urtato contro la ringhiera anzichè contro il cordolo in cemento".

 

Ritenendo la decisione ingiusta, i genitori della bimba si rivolgevano alla Suprema Corte nella speranza di ottenere l'annullamento della sentenza sfavorevole.

 

La Corte di Cassazione osservava che i giudici di secondo grado, dopo aver esaminato lo stato dei luoghi, aveva giustamente affermato che il cortile in cui gli studenti passavano la ricreazione e la struttura della rampa per disabili, posta in uno dei lati del cortile, non presentavano "alcuna particolare evidenza morfologica di pericolosità per gli allievi".

Nel caso in esame, non risultava che la bambina stesse "eseguendo attività inappropriate all'uso dei luoghi, nè che la struttura del luogo, ed in particolare la rampa, presentasse specifiche anomalie quanto ad elemento e materiali costruttivi, dimensione o collocazione."

Non si era quindi in presenza di alcuna situazione di pericolo e doveva essere esclusa ogni responsabilità in capo al Ministero dell'Istruzione.

 

Alla luce di tali considerazioni, la Suprema Corte rigettava il ricorso proposto dai genitori della bimba ferita, confermando integralmente la sentenza di secondo grado e condannando i ricorrenti anche al pagamento delle spese processuali.