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25-07-2019

BUCA STRADALE: NESSUN RISARCIMENTO SE IL DANNEGGIATO CONOSCE LA STRADA

Con sentenza n.17443 del 28 giugno 2019 la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che "la condotta del danneggiato integra il caso fortuito e, quindi, interrompe il nesso causale tra la cosa custodita (strada dissestata) e l'evento di danno ( aduta), quando il soggetto sia a conoscenza della situazione di grave dissesto della via e, nonostante ciò, tenga una condotta imprudente."

 

Nella fattispecie, un soggetto nel percorrere di notte una strada comunale cadeva a causa di una buca sul manto stradale subendo delle lesioni.

Conseguentemente, citava in giudizio il Comune, quale titolare della strada, al fine di ottenere il risarcimento del danno patito.

In primo grado il Tribunale accoglieva la domanda condannando l'ente comunale a risarcire il danno.

Contro detta pronuncia, il Comune proponeva appello ove il Giudice di secondo grado rilevava la violazione del dovere di cautela da parte del danneggiato, il quale, edotto delle condizioni della strada, avrebbe dovuto tenere un comportamento più diligente.

 

Poichè detta condotta veniva considerata tale da interrompere il nesso eziologico tra la strada dissestata e la caduta,  la sentenza di primo grado veniva totalmente riformata: il pedone non aveva diritto ad alcun risarcimento.

Seguiva ricorso innanzi la Corte di Cassazione da parte del cittadino sostenendo che le buche erano nascoste dalle foglie e colme d'acqua pertanto non visibili.

 

In materia di responsabilità per danni da cose in custodia trova applicazione l'art. 2051 c.c. Il custode è responsabile dei danni provocati dal bene di cui è titolare, pertanto il Comune risponde delle lesioni subite dal danneggiato a causa della strada dissestata, salvo nel caso in cui non si dimostri il caso fortuito.

In quest'ultimo caso la prova liberatoria postula l'allegazione di un elemento esterno al rapporto tra il custode e la res custodita che incida autonomamente sul nesso eziologico. Tale elemento deve essere idoneo ad interrompere il nesso causale e può coincidere con il fatto naturale o fatto dello stesso danneggiato.

Infatti, grava sulla Pubblica Amministrazione l'obbligo di conservare il bene demaniale, tuttavia buche costituiscono insidie qualora non risultino visibili, evitabili e prevedibili.

 

Nel caso di specie il danneggiato conosceva molto bene la strada poichè conduceva all'abitazione della propria madre. Sapeva, dunque, che era dissestata e non asfaltata così che non vi era alcuna illuminazione e, lo stesso aveva percorso quel tragitto di strada, dopo mezzanotte.

Pertanto, la causa del sinistro è ascrivibile al comportamento imprudente del pedone che avrebbe potuto evitare la caduta con l'ordinaria diligenza.

La condotta del danneggiato integra il caso fortuito ed è sufficiente per interrompere il nesso eziologico tra la strada dissestata e la caduta, così come previsto dall'art. 2051 c.c..

E', dunque, onere del custode dimostrare l'esclusione di qualunque collegamento fra il modo di essere della cosa (il dissesto) e l'evento dannoso (la caduta) così da individuare la causa esclusiva del danno nella condotta del danneggiato e da far recedere la condizione della cosa in custodia a mera occasione della vicenda produttiva di danno (Cassazione n.2479/2018).

 

La Suprema Corte ribadisce che l'art. 2051 c.c. rappresenta una forma di responsabilità oggettiva in cui "il custode negligente non risponde in modo diverso dal custode perito e prudente se la cosa ha provocato danni a terzi".

Inoltre, l'evento deve essersi verificato nell'ambito "del dinamismo connaturato alla cosa o dello sviluppo di un agente dannoso sorto in essa". Benchè inerte, la res deve avere un ruolo nel processo causale.

Nel caso in esame,la cosa custodita è stato mero teatro dell'incidente che dal "modo di essere fisico della strada, non ha ricevuto alcun contributo causale".

 

Alla luce delle suddette considerazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso ravvisando nella condotta del danneggiato una condotta imprudente e non ha ricevuto alcun contributo eziologico oggettivo dalla sua conformazione fisica o dalle sue condizioni di manutenzione.

Infatti "quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione da parte dello stesso danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili che detto comportamento interompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando lo stesso comportamento, benchè astrattamente prevedibile, sia da escludere come evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale."